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In seguito allalettera di licenziamento recapitata un anno fa alla deludente Fox, al Gruppo Volkswagen mancava quell’utilitaria che rendesse di nuovo accessibile la soglia d’ingresso alla propria omnicomprensiva offerta. Un modello, insomma, che giustificasse quel titolo di “Auto del Popolo” che da qualche tempo, per la verità, aveva smarrito il proprio diritto a essere ancora francobollato al muso di automobili tutto, fuorché popolari. Arrivata la up!, finalmente il listino di Wolfsburg è dunque tornato ad espandersi verso il basso anche se, come vedremo, non proprio così in basso , ad inglobare cioè una citycar adatta anche a neopatentati, pensionati, donne e in generale alla fascia debole della domanda. Prima di affrontare qualsiasi materia tecnica o ideologica, ci leviamo il dente e trascriviamo questo benedetto prezzo: il conto è dai 10.150 euro a salire (1.0 take up 60 CV 3 porte), e fin qui nulla da eccepire. Per dirne una, tuttavia, al lordo degli accessori a richiesta l’esemplare tra le nostre mani 1.0 high up 75 CV 3 porte costa 13.275 euro, una cifra cioè sufficiente per permettersi di scegliere tra diverse alternative (Chevrolet Aveo, Fiat Punto, Ford Fiesta, Honda Jazz, etc.) del segmento superiore, il B. Quindi: Ford Ka, Renault Twingo o Aygo/C1/107 per una miglior “ratio” prezzo/esperienza. Se invece per cultura, esperienza o scaramanzia non potete fare a meno di orientarvi verso lo scaffale della merce tedesca (trascurando l’origine autentica del prodotto, che è lo stabilimento slovacco di Bratislava), allora la up! firmato l’assegno con una mano sul cuore non vi deluderà. Sotto alcun aspetto.

A denti stretti

Andiamo incontro alla nostra mini Volkswagen bianco pastello come fossimo amanti al primo appuntamento. Lei ci sorride a stento: i genitori l’hanno privata della mascherina della quale ormai, a occhio, si fregia ogni auto di questo mondo, motivi estetico commerciali ancor prima che di natura termodinamica. Un 3 cilindri da 1.000 cc scarsi sopravvive in ogni caso anche senza prese d’aria, lo stesso dicasi per il modulo elettrico che dovrebbe trovare posto sotto al cofano in un futuro non troppo remoto. La up! insomma tiene la bocca cucita e in piena epidemia da logorrea,
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dell’uomo e della macchina, non è detto che non sia un bene. Il suo musino è pulito, minutino, eppure esprime carattere. Fanali piccoli come occhialini da intellettuale e, per “narici”, la V e la W del logo Volkswagen, sigillo di garanzia tirato a lucido con una mano di cromo. Il look della baby Golf nasconde dopotutto la classe di un genio come Walter de’ Silva, responsabile design del Gruppo. La fiancata è a sua volta essenziale eppure per niente anonima: risiederà forse, il segreto, nella gestione degli angoli tra montanti e cristalli, o nel rapporto tra superfici vetrate (ampie) e porzioni di lamiera, esse stesse lisce e vaste ad incorniciare la up! come i bordi di un iPhone.

Wolfsburg o Cupertino?

Ecco, sin dall’esterno la “nana” tedesca ricorda proprio un oggetto hi tech di culto come uno qualsiasi pescato dalla celeberrima gamma Apple. L’intuizione si plasma all’apparire del lato posteriore, un guscio del quale il portellone dal triplice strato il più esposto dei quali è in vetro trasparente e corre dal tetto al bordo inferiore copre il ruolo di richiamare l’attenzione. Anche i gruppi ottici verticali e dai contorni retti, a ben guardare, non trovano nel mercato un parallelo diretto. Proprio così, l’aspetto vagamente scatoliforme della up! risulta più sensuale ed invitante di tanti altri esercizi di arte moderna che tuttavia il nostro occhio pigro non accetta così facilmente. Prima di aprire la portiera, si sposti la vista sulle ruote: misura minima 14″, massima 16″, ma l’effetto è quello di “scarpe” di taglia maggiore. Merito della copertura a “specchio circolare” che una volta tanto cancella dal quadro i soliti cerchi in lega, fuori luogo per un’auto da città.

A passo di Polo

il momento di capovolgere la prospettiva: il “clack” che la serratura emette nell’azionare la maniglia non è dei più ovattati, e per qualche istante ci fa temere di dover metter mano alle tabelle e declassare il rating da AAA ad AA+. Fortunatamente si tratta di un falso allarme: gli interni sono spaziosi, curati, allegri. In una parola, li troviamo speciali. Come effetto di un passo della lunghezza di 2,42 metri (solo 5 cm in meno di una Polo), benefit propiziato dalla sistemazione perimetrale delle ruote stesse, lo spazio non manca di certo, specialmente per chi siede in prima fila: al guidatore, in particolare, è riservata la funzione di regolazione in altitudine e longitudine del sedile. Al volante manca la proprietà di scorrimento in profondità: oscilla solo da Nord a Sud. Ciononostante, individuare la corretta posizione di guida è un gioco da ragazzi anche per gli spilungoni,
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che difficilmente litigheranno col tettuccio. Gli alloggi posteriori? Dall’ingresso relativamente agevole, comodamente adatti a due persone.