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La nota che segue è ripresa da Il Secolo della Rete, sito progetto assolutamente da seguire. Secondo uno studio britannico, una buona parte delle risorse informative prodotte dalle organizzazioni del settore pubblico nel Regno Unito potrebbe utilmente essere distribuita con licenze Creative Commons, specialmente quando il fine è quello di incoraggiare il delle informazioni. La notizia sta in parte proprio nel fatto che uno studio del genere sia stato realizzato, e nella natura dell che l creato. Si tratta della Common Information Environment (CIE), un raggruppamento di organizzazioni pubbliche e stakeholder significativi (British Library, usei vari, BBC, ecc.) che ha deciso di collaborare per diffondere informazioni e servizi in diversi settori, al fine di soddisfare le reali esigenze dei cittadini, di oggi e di domani, che sono ormai intersettoriali. Il testo del rapporto. Ne ho parlato con la collega di CNET Molly Wood, e anche lei mi ha detto di non aver pienamente compreso l di tali licenze. Nel frattempo, 53 milioni di opere su internet sono linkate a licenze Creative Commons. Molte persone ne vanno abbracciando il concetto. Ma si tratta forse di qualcosa di pericoloso? O di rivoluzionario? Oppure non ha senso? Quanto segue è il tentativo di chiarire cosa sono queste licenze follemente popolari e se possano risultare davvero utili. Un intervento dal taglio divulgativo sempre utile e necessario come chiarito fin dall 53 milioni di opere su internet rimandano al link delle licenze Creative Commons. E sono numerose le persone che ne vanno abbracciando il concetto. Ma si tratta forse di qualcosa di pericoloso? O di rivoluzionario? Oppure non ha senso? Quanto segue è il tentativo di chiarire cosa sono queste licenze follemente popolari e se davvero siano utili a qualcosa. Dopo averne spiegato il funzionamento, illustrando rapidamente le varie opzioni disponibili e le differenze dal semplice use (uso consentito), l procede puntualizzando come sia il caso di capire bene senso e portata di tali licenze prima di appiccicarle a ogni e text o blog possibile. Ribadendone comunque l e l nel contesto digital culturale odierno, chiudendo così: ne sta facendo buon uso, altri riescono perfino a guadagnarci, altri ancora diventano un po famosi. C chi le usa soltanto per offrire il proprio contributo al mondo. Questa è la parte stramba a cui

Le molte facce del “pianeta del remix” da Gorillaz, virtual band di successo ma pressoché inesistente, ai director cuts di Quentin Tarantino a sfavillanti logo che non sono altro che ‘hacks’ di quelli precedenti. Questa la cover story dell’attuale numero di Wired magazine, la cui versione online non rende però giustizia (né potrebbe farlo) al caotico sfavillio offerto dal medium cartaceo. Un viaggio caleidoscopico all’interno della pop culture, che oggi viene tranquillamente digitalizzata, risequenzializzata, riassemblata. Vi interviene tra gli altri il noto scrittore di fantascienza William Gibson, a spiegare che la cultura odierna non è più passiva come una volta, che il è morto: “il pubblico non ascolta più per niente, bensì vuole partecipare.” Un trend avviato, almeno in parte, dal cut up del maestro William Burroughs, negli anni ’50 60. O anche dai collage dei giornali sperimentato alla grande da Picasso. E che si è fatto strada nel sampling globale, il cut and paste infinito che si ritrova un po’ ovunque: videogame che sposano MTV, autoveicoli davvero “ibridi” con carrozzerie e motori diversi, iPod mimetizzati nei pacchetti di sigarette, scarpe di nome dipinte e personalizzate dall’acquirente. Insomma, il concetto e la pratica della cultura condivisa, appropriata e ricreata sono qui per

Lungo la strada (spesso ardua, ahimé) della libera circolazione delle idee anche in Italia, va segnalata questa stimolante iniziativa avviata recentemente dal gruppo di RadioPaz. Denominato Condivisione dei Pareri, il progetto consente l’ascolto sul web di brani musicali di gruppi emergenti salentini e non, dove gli utenti ascoltatori possono quindi recensire, commentare o criticare liberamente quanto hanno ascoltato. Uno dei punti qualificanti, infatti, è quello di “far interagire gli ascoltatori, farli discutere intorno a una proposta musicale, farli entrare in contatto diretto con le band e promuovere così un nuovo modo di fare musica indipendente.” Sono già disponibili i primi brani in formato mp3, oltre a una serie di news e commenti in tema. Senza dimenticare, infine, come i tutti i gruppi emergenti coinvolti nell’iniziativa vengono “introdotti a una licenza Creative Commons al fine di far conoscere da subito alle band indipendenti che esistono possibilità diverse di produrre contenuti e soprattutto di condividerli.” Buon ascolto!

Questa settimana Radiolinux, trasmissione radiofonica sul software libero ideata da Vasco Maria Cleri e realizzata in collaborazione con l Software Libero e con il LUG Rieti, affronta il tema della libertà di cultura. Ovvero, in che modo il software libero ha influenzato e sta influenzando la produzione culturale moderna. Intervengono: Carlo Piana, team legale della FSFEurope e titolare dello studio legale Tamos Piana Partners; Emmanuele Somma, team italiano di FSFEurope; Antonella Beccaria, di Assoli e ILS, coautrice del sito Annozero, team progetto Gnutemberg. La trasmissione va in onda ogni due settimane, di Lunedì, dalle ore 21.00 alle ore 22.00, sulle frequenze di MEP Radio Organizzazione e in streaming via Internet. Stavolta sarà inoltre diffusa questa notte alle ore 01.30 (mercoledì 22 giugno) sulle frequenze nazionali di Radio Radicale, rimanendo poi archiviata nel relativo sito. Vedere qui per i dettagli.

Questa la domanda che diventa la cover story di giugno del noto mensile curato e diffuso dal MIT di Boston. La risposta viene affidata a due nomi eccellenti, a partire da Lawrence Lessig, la cui replica “Le persone che le usano” si esprime in un articolo chiaro e puntuale dove spazia dall’esperienza diretta del recente World Social Forum brasiliano alle conseguenze probabili del DRM (digital rights management) in arrivo. Diventerà effettivamente impossibile senza prima chiarirne i diritti” scrive l’ideatore delle licenze Creative Commons, chiudendo comunque con una nota ottimista, anzi con un’ulteriore spinta per le aperture in atto: “Come il movimento del software libero ha costruito un’economia basata sul software libero, la gente del Brasile e di altre parti del mondo va costruendo un’economia basata sulla cultura libera, in concorrenza con la cultura proprietaria attualmente dominante, riuscendo forse a sostituirla ma senza dubbio a modificarla”. La pensa diversamente Richard Epstein, esperto legale e docente presso la University of Chicago che interviene non di rado a controbattere pubblicamente le posizioni di Lessig (ad esempio, sul Financial Times). La tesi del suo intevento

Rispetto al tour veneziano di Gilberto Gil, va aggiunto che mercoledi 8 giugno 2005, sull di San Servolo, si terrà un evento della Fondazione Pistoletto, nel corso del quale si parlerà anche delle licenze Creative Commons e affini. Il programma di massima prevede per le ore 15 una tavola rotonda con la presenza di: Gilberto Gil Ministro della Cultura del Brasile, Achille Bonito Oliva critico d Michelangelo Pistoletto artista, Massimo Cacciari Sindaco di Venezia, Umberto Vattani Segretario Generale Ministero Affari Esteri, Juan Carlos De Martin Creative Commons Italia / IEIIT CNR Chiara Bertola Fondazione Querini Stampalia Maggiori informazioni sul sito della Fondazione Pistoletto. L sarà trasmesso in streaming via web dal team Open Media Streaming.

una grande occasione l con il Ministro della Cultura brasiliano, nonchè musicista di fama internazionale, Gilberto Gil, organizzato a Venezia il 9 Giugno. Un incontro con chi costruisce in un Paese grande come l una delle politiche più avanzate sulla libertà in rete, che sperimenta la flat per la distribuzione dei contenuti, che promuove, anche per la propria musica, le licenze Creative Commons, che investe nel software libero contro il Digital Divide. Sono queste le uniche proposte possibili perchè non si cada nella deriva dell proibizionista, in una vecchia politica da decreto Urbani e da proprietà intellettuale a senso unico. In migliaia ci siamo mobilitati contro tale decreto e contro il proibizionismo che vuole rinchiudere la conoscenza: ora è maturo il tempo per avviare una proposta alternativa, a partire dall brasiliana. Ci siamo battuti perchè si costruiscano nuove possibilità anche di business, rispettando la libertà. La politica proibizionista non solo blocca la conoscenza e la libertà, ma anche la possibilità di una evoluzione del mercato, di nuove imprese, di nuovi servizi, visto che dall’i Pod le de noantri non hanno imparato nulla. Mentre il Governo fa sua una politica miope dove la maggioranza se la canta e se la

Altre due segnalazioni a sostegno della libertà di cultura (e di licenza). Dagli elementi storici che hanno portato al boom di GNU/Linux (e del software libero in generale) ai principi giuridici nati o modificati da tale filosofia ai rilanci che quest va apportando nell della creatività in senso più ampio. Un lavoro puntuale e necessario per la scena nostrana, che chiarisce i vari aspetti legati ai modelli innovativi sui diritti di proprietà intellettuale edito da su carta da PrimaOra e interamente disponibile sul italiano dedicato al copyleft L segnalazione riguarda invece Codice Libero (Free as in Freedom): Richard Stallman e la crociata per il software libero di Sam Williams. Si tratta della biografia pur se ufficiosa ; ) del fondatore della Free Software Foundation, importante soprattutto come introduzione all questione e alla figura di Stallman, oltre che per saperne di più sulla nascita della cultura hacker e sui retroscena della contrapposizione tra il movimento per il software libero e i

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Libera Cultura promuove la libera circolazione delle idee e della produzione editoriale indipendente con licenze atte a consentirne la massima diffusione e condivisione possibile. Nato nella primavera 2005 per avviare e spingere anche in Italia simili dinamiche, Libera Cultura è un progetto legato a Stampa Alternativa.

Proponendosi sia come strumento di memoria storica a partire da una sezione più ampia e organica riservata agli indimenticabili Millelire, i libri che hanno “rivoluzionato il mercato editoriale italiano” (Piccola Enciclopedia Garzanti) e che rimangono gli unici supereconomici sia come trampolino di lancio per vere e proprie novità editoriali dall’altra: dagli e book originali su tematiche legate soprattutto a software libero e cultura digitale, al rilancio in formato elettronico dei titoli cartacei editi da Stampa Alternativa sotto licenze Creative Commons.
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