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Lanciato meno di quindici anni fa da Tamara Mellon in partnership con l’omonimo designer malese (uscito nel 2001), oggi il noto marchio inglese di calzature ha all’attivo più di 100 monomarca in 32 Paesi, per un fatturato che supera i 170 milioni di euro. Negli ultimi mesi ha poi dato il via ad una strategia di brand extension con il lancio di calzature uomo e fragranza. Tamara Mellon e Joshua Schulman, alla guida dell’azienda, ci raccontano gli ultimi progetti del brand, in attesa degli sviluppi sul fronte azionario. La quota di maggioranza dell’azienda è infatti in mano al fondo TowerBrooke e da mesi si parla di un ulteriore passaggio di mano o di una possibile quotazione in borsa.

Mrs. Mellon, ha lanciato Jimmy Choo perché non riusciva a trovare le scarpe giuste .è verità o leggenda?

Ebbene sì. Quindici anni fa lavoravo come editor accessori all’edizione inglese di Vogue e non riuscivo mai a trovare le scarpe che mi piacevano e me le facevo fare su misura. Così ho iniziato a sognare di creare il brand del perfetto accessorio di lusso, stiloso ed elegante, capace di catturare i cuori delle donne. E anche se sono molto orgogliosa di ciò che abbiamo realizzato, so che il meglio deve ancora venire.

Di recente avete siglato le partnership con UGG e Hunter, come mai?

Perchè sono entrambi leader nei rispettivi segmenti di mercato e poi mi piacciono molto. Con UGG Australia è stato un fit naturale, non per niente è uno dei pochi marchi di calzature che ho nel mio armadio a parte Jimmy Choo. E in quanto ad Hunter, per interpretare in maniera elegante lo stivale da pioggia un classico del Brit style mi sono ispirata alle giovani donne inglesi.

Ci sono nuove partnership nell’aria?

Lavoriamo costantemente a nuove iniziative, abbiate solo un po’ di pazienza.

Stilisti preferiti da abbinare ad un paio di Jimmy Choo?

Personalmente amo Alexander Wang e Isabel Marant per il giorno, mentre per la sera Lanvin e Dolce e Gabbana. Ma credo che dipenda molto dallo stile personale di ognuno.

La gamma Jimmy Choo è molto ampia. Se potesse scegliere un must have, quale sarebbe?

Come per molte altre donne, la mia vita è divisa tra lavoro, figli e “social life” e questo implica occasioni estremamente diverse una dall’altra. Per questo un anno fa ho lanciato Choo 24:7, linea di calzature e borse che raccoglie in sé tutti i nostri classici. Per me rappresenta la perfetta selezione di scarpe, raccoglie alcuni dei miei look preferiti, pezzi nei quali poter investire e il loro punto di forza è che possono essere indossati in ogni periodo dell’anno e in ogni occasione, da mattina a sera,
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sette giorni su sette, per rendere più semplice anche la vita più impegnata!

In tema di accessori, cosa non può mancare nel suo guardaroba?

Adoro i gioielli vintage, li colleziono da molto tempo e spesso sono fonte di ispirazione proprio per le nostre collezioni.

Ultima domanda: che cosa non indosserebbe mai una donna Jimmy Choo?

Mr. Schulman. avete da poco 0lanciato la linea di calzature maschili e il profumo. Avete altre brand extension in cantiere?

Diciamo che ad oggi il valore del brand va ben oltre il fatturato effettivo e c’è una forte domanda di prodotti Jimmy Choo in diverse categorie merceologiche, come il ready to wear. Per il 2011 però ci concentreremo sul lancio della fragranza, già partita molto bene, e sulle scarpe da uomo.

Che obiettivi vi siete dati con l’uomo?

Abbiamo scelto di dargli un posizionamento molto selettivo. In Italia le collezioni saranno probabilmente presenti in un paio di negozi. Si tratta di una scelta strategica volta a costruire la credibilità della linea, poi anche visto l’interesse raccolto fino ad ora da parte di stampa e mercato potremo ampliare con successo la distribuzione.

Siamo in una fase diversa nel nostro ciclo di vita nelle diverse regioni. In America, per esempio, abbiamo avuto un anno eccezionale con crescite like for like a due cifre. In Europa invece siamo indietro rispetto ai nostri concorrenti e per questo ci siamo focalizzati sull’apertura di negozi monomarca. Siamo sbarcati a Francoforte e Zurigo e presto toccherà ad Anversa, Saint Moritz e Madrid, con uno spazio ne El Corte Ingles.

A Milano siete recentemente sbarcati in via Sant’Andrea

Esattamente, il flagship di Milano, aperto a settembre, sta andando bene. Con lo shop in shop aperto da poche settimane presso La Rinascente poi abbiamo completato la nostra presenza nella città, ma abbiamo anche un monomarca a Roma e in tutta Italia siamo presenti in una cinquantina di multibrand.

in forte crescita ed è un altro dei nostri focus. Recentemente abbiamo nominato Wannie Suen senior VP Asia, sovrintenderà la creazione ad Hong Kong di una filiale commerciale per gestire le nostre attività nell’area. In Giappone invece abbiamo da poco acquisito il restante 50% della joint venture con la quale operavamo. Qui poi stiamo beneficiando di un trend che va via via consolidandosi e che sta permettendo a marchi più piccoli come Jimmy Choo di rubare quote di mercato ad altri più grandi, ma oggi in difficoltà.

I mercati emergenti hanno “salvato” diversi marchi sul fronte fatturato. Come state andando in queste aree?

Stiamo investendo: in India si è passati da un negozio a Mumbai a tre punti vendita con un quarto che aprirà nel corso dell’anno. In Brasile abbiamo recentemente inaugurato un flagship a San Paolo, ne abbiamo poi in programma uno a Mosca. Abbiamo molti clienti provenienti dai mercati emergenti che acquistano i nostri prodotti in Europa e in America, per questo vogliamo essere presenti nei loro Paesi d’origine.

Parte del capitale Jimmy Choo fa capo a un fondo, state valutando la possibilità di un’IPO nel prossimo futuro?

A questo proposito non abbiamo ancora nulla da dichiarare,
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al momento siamo ancora in una fase di valutazione e con i nostri azionisti stiamo ancora esplorando diverse opzioni.