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Non vogliono dare l di darsi troppa importanza, ma neppure desiderano banalizzare il loro lavoro. Non credono, giustamente, che la moda possa salvare il mondo. Però che possa fare una differenza nella vita delle persone, questo sì. Sicuramente gli stilisti Tommaso Aquilano e Roberto Rimondi hanno fatto la differenza per Fay, il marchio del gruppo Tod di cui sono direttori creativi da cinque anni.

Nel 2016 la performance di Fay è stata la migliore tra i marchi storici del gruppo guidato da Diego Della Valle: il fatturato è aumentato del 5,3% a 62,6 milioni, con un nel quarto trimestre che fa ben sperare per il 2017. Ha fatto meglio (di poco) Roger Vivier, che ha chiuso il 2016 con una crescita del 5,6%, con però un altro posizionamento, l di gamma e una storia e un Dna (francese) molto diversi.

Parliamo spesso di come sia cambiato il mondo della moda e i suoi ritmi: negli ultimi dieci anni abbiamo assistito a una corsa quasi disperata a mettere sul mercato nuovi prodotti, alla ricerca di notorietà e successo immediati. Siamo invece convinti che le persone abbiano bisogno di tempo per scoprire e imparare ad amare la moda. Non sono mai sembrati due creativi in una torre d amano definirsi artigiani e hanno una profonda conoscenza dei tessuti e di ogni processo aziendale e produttivo.

Non è facile coniugare l per Fay con quello per il nostro marchio spiegano Ma avere l di far quadrare i conti del nostro business ci ha insegnato a vedere un brand, un come una struttura complessa e abbiamo imparato a parlare con tutte le figure chiave di un dal marketing alla comunicazione, dai tecnici di fabbrica all commerciale.

L americano Bradley Cooper con il bomber Fay in suede della P E 2017

Diego e il fratello Andrea Della Valle, che segue da vicino sia Fay sia Hogan, hanno dato ai due stilisti un obiettivo molto chiaro, ma senza pretendere che venisse raggiunto in un anno o, peggio, in una stagione. Fay aveva bisogno di tornare nel radar di tutti quelli che seguono la moda e in particolare delle donne, incuriosendo, sorprendendo, con nuovi colori, tessuti, fit aggiungono Roberto e Tommaso L non era quella di trasformare Fay in un marchio di tendenza, tradendo il suo Dna. Sarebbe stato un errore clamoroso, la storia di un brand è un patrimonio che va sempre valorizzato. Volevamo invece partire da capi storici come la Field jacket da uomo e il capospalla da donna Virginia, rendendoli più contemporanei e a ogni stagione un po diversi. Secondo Italo Calvino classico non ha mai finito di dire quel che ha da dire Parlava di libri, certo, ma forse vale pure per alcuni, fortunati, capi di abbigliamento.

Attorno alle Field e Virginia sono state sviluppate le collezioni di abbigliamento, dai pantaloni alla maglieria, dagli accessori alle giacche. Lasciamo le scarpe e la pelletteria in generale agli altri marchi dell e non credo che la proprietà stia valutando licenze come occhiali o profumo. Continueremo a portare in passerella la collezione donna, mentre per l preferiamo le presentazioni in showroom sottolineano i due direttori creativi Le prime sfilate spiazzarono molte persone: troppo colore, stampe, abiti che sembravano lontani dal Dna di Fay. Il tempo ci ha dato ragione: dalla passerella bisognava lanciare un segnale di cambiamento. Per i negozi abbiamo sempre pensato a un rinfrescata ma che non deludesse i clienti storici. I prossimi anni saranno quelli dell procedendo in parallelo con Hogan: da pochi mesi direttore generale di entrambi i marchi è Sergio Azzolari, manager con una lunga esperienza in aziende come Missoni, Benetton, Luxottica e Ugg.

Siamo già distribuiti in department store e multimarca americani, giapponesi, coreani, spagnoli concludono Tommaso e Roberto Crediamo che la nostra idea di tornare a un approccio meno consumistico della moda si sposi con lo spirito del tempo, anche grazie ai Millennial, i nati dopo il 1980, che sembrano vedere nella moda un mezzo per esprimere la propria personalità, non il proprio status.

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