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18:12 Quando manca meno di un’ora al fischio di inizio, i due allenatori hanno comunicato le formazioni ufficiali. Ventura non rinuncia a Quagliarella che partirà titolare al fianco di Martinez; scelte obbligate in difesa con Glik, Jansson e Gaston Silva, in panchina i giovanissimi Dalmasso e Edera. Nessuna sorpresa da Lehkosuo, l’Helsinki giocherà con il collaudato e prudente 4 2 3 1, con Kandji unica punta.

Hjk Helsinki (4 2 3 1): Doblas; Sorsa, Vayrynen, Baah, Lampi; Annan, Moren; Savage, Lod, Zeneli; Kandji.

L’Europa League quest’anno è un’esclusiva di Mediaset Premium, la sfida di Helsinki sarà trasmessa in diretta a partire dalle 19 su Calcio 1 e Calcio HD 2 (371 381). La telecronaca del match sarà curata da Fabrizio Ferrero, affiancato dallo storico ex capitano granata Roberto Cravero, a bordo campo per approfondimenti e interviste con i protagonisti ci sarà Matteo Leonardi. Sarà possibile seguire l’incontro in streaming con smartphone, computer e tablet attraverso l’applicazione Premium Play.

La presentazione della partita

Il Torino si rituffa in Europa dopo il pareggio in campionato con l’Atalanta, la squadra di Ventura lo fa forte della prima posizione in classifica nel Gruppo B e con la consapevolezza che contro i finlandesi dell’Hjk Helsinki può mettere una seria ipoteca sul passaggio del turno. Sulla carta la sfida che attende i granata non è di certo la più complicata, all’andata all’Olimpico è arrivata una vittoria per 2 0 firmata Molinaro e Amauri e i pronostici anche questa sera sono tutti a loro favore. L’Hjk è ancora a secco di gol in questa Europa League e in generale sembra essere decisamente di livello inferiore rispetto agli italiani. L’unica vera incognita è rappresentata dal meteo, il rischio è quello di giocare sotto la neve.

Ventura si presenta in Finlandia con gli uomini contati, mancano all’appello pedine importanti come Bovo, Vives, Moretti e Amauri, quest’ultimo rimasto in Italia a causa di un attacco influenzale. Per forza di cose il tecnico toscano dovrà affidarsi al turn over, cercando di razionare al massimo le energie anche perché in campionato c’è la Roma ad aspettare. In porta torna Padelli che concede così un turno di riposo a Gillet, la difesa a tre sarà composta molto probabilmente da Jansson, Glik e Gaston Silva. Darmian e Molinaro si occuperanno delle corsie esterne, al centro è sicuro di una maglia da titolare Gazzi, mentre sono in ballottaggio El Kaddouri e Benassi con rispettivamente con Nocerino e Sanchez Mino. In avanti spazio alla coppia Larrondo Martinez, con Quagliarella in panchina pronto ad entrare in caso di necessità. Ci sono anche due giovanissimi tra i convocati, si tratta del difensore classe ’96 Dalmasso e dell’attaccante classe ’97 Edera.

Gli stessi problemi di formazioni li ha anche il tecnico Lehkosuo,
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l’allenatore finlandese dovrebbe confermare la fiducia alla formazione che in settimana ha conquistato la coppa di Finlandua. Tra i pali come sempre l’ex Napoli Doblas, davanti a lui la solita difesa a quattro con Lampi, Baah, Heikkinen e Sorsa. Davanti a loro una coppia di centrocampisti, la scelta dovrebbe ricadere sui Tainio e Annan. Dietro l’unica punta Kandji un terzetto completerà il 4 2 3 1, con Lod, Zeneli e Savage in campo dal primo minuto. In ogni caso sono solo indicazioni, è difficile sapere già da ora quelle che saranno le scelte di Lehkosuo che ha voluto enfatizzare l’impegno contro il Toro definendo la partita come una delle classiche sfide da dentro o fuori.

I convocati: Gillet, Padelli; Gaston Silva, Dalmasso, Darmian, Glik, Jansson, Masiello, Molinaro; Benassi, El Kaddouri, Sanchez Mino, Nocerino, Gazzi; Larrondo, Martinez, Quagliarella, Edera.

Arbitro: Arnold Hunter (Irlanda del Nord), guardalinee Richard Storey e Andrew Neeson, quarto uomo Stephen Bell, arbitri di porta Raymond Crangle e Mervyin Smyth.

Hjk Helsinki Torino I precedenti la seconda volta che i granata viaggiano fino in Finlandia, per trovare un altro confronto con gli scandinavi però bisogna tornare indietro fino al 1963 quando il Toro sfidò in Coppa delle Coppe l’Haka di Valkeakoski, 50 anni fa Meroni e compagni vinsero 1 0 in trasferta e ben 5 0 nella gara di ritorno in Italia. Domani quindi giocheranno la loro quarta partita in assoluto contro una compagine finlandese e non hanno ancora concesso un solo gol. Opposta la statistica per la squadra di Helsinki che nei cinque precedenti contro italiane ha sempre perso (aveva già giocato nel 1989 contro il Milan e nel 2001 contro il Parma), non riuscendo, per giunta, a provare l’ebbrezza di una marcatura, ci proveranno stasera.

In generale il confronto tra italiane e finlandesi e tutto a favore dei nostri club, nella storia solo una volta è arrivata una sconfitta: era il 1987 e l’Inter perse contro il Turku. Sono 19 fino ad ora gli incroci e in 16 occasioni ad avere la meglio sono state le italiane,
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due sono invece i pareggi.

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Vi state preparando per la stagione fredda? In questi primi giorni di autunno si comincia a guardare bene le nuove collezioni per ‘creare’ un guardaroba giusto, fashion e funzionale per il periodo più freddo. Le temperature sono calate e qualche pioggia è già venuta a farci visita; non potete mica tenere i piedi al vento? Per questo bisogna ricercare calzature più consone per l’inverno, scarpe che proteggano i piedi, utili e belle al tempo stesso. In quest’ultimo periodo vi abbiamo già presentato diverse collezioni tra le quali quella di UGG Australia, che come avrete avuto modo di vedere non fa solo stivali morbidi, e quella di Le Silla, decisamente più forte e sexy. In questo articolo vogliamo presentarvi le nuove scarpe realizzate da un brand spagnolo: Pura Lopez.

Da sempre Pura Lopez realizza calzature molto chic e raffinate e, sebbene i tacchi alti che caratterizzano molte delle scarpe, molto comode e confortevoli. La collezione Autunno Inverno 2012 2013 comprende décolleté e stivali, con tacco o zeppa.

Le décolleté della nuova collezione sono molto preziose e particolareggiate. Tra i modelli sicuramente più comodi c’è la scarpa décolleté in suede grigio con plateau interno e zeppa argento a specchio. Si tratta di un modello davvero ben riuscito, particolare per l’effetto specchio, comodo per via della zeppa.

Se invece preferite il tacco sottile allora la scelta si può stare innanzitutto sul modello mary jane con piccola t bar; questa calzatura è realizzata in pelle color bronzo, ha un tacco alto e punta tonda. perfetta per molti look e anche di sera fa un’ottima figura visto che ha un finish super metallizzato.

In alternativa c’è qualcosa di più esclusivo e chic ovvero una peep toe in raso di seta che plateau di 2cm circa, tacco alto e interamente ricoperto (tallone compreso) da cristalli tono su tono.
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ugg triplet button Puntate Real Time 17 e 24 luglio 2016

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I due episodi, co prodotti da mediaMai (factory creativa nata a novembre 2015) per Discovery Italia, puntano lo sguardo su un’usanza tipica della cultura latino americana, i festeggiamenti dedicati al quindicesimo compleanno di ogni ragazza e alla preparazione dell’evento. Le due puntate in prima serata seguono due nuclei familiari sudamericani che vivono in Italia e mantengono vive le loro tradizioni. Le riprese vanno anche oltre oceano, in Perù e in Ecuador, per mostrare con interviste ad amici e parenti come viene vissuto l’evento nei paesi d’origine.

La serie mostra tutte le fasi di preparazione della ricorrenza: dai sacrifici economici delle famiglie delle festeggiate, alla scelta minuziosa dei tessuti per l’abito, all’allestimento della location, fino all’organizzazione della serata, dove si mescolano divertimento, ballo, lacrime, eccessi ed emozioni.

Il racconto in presa diretta si dipana tra immagini che descrivono la vita quotidiana a momenti che caratterizzano tutti i passi del rituale: il cambio della scarpa, il valzer, la cerimonia delle 15 candele, l’hora loca. Oltre agli aspetti più leggeri e ludici, la docu vuole descrivere e approfondire il contesto sociale in cui questo evento nasce e come si va a innestare nell’humus della cultura italiana, mostrando i valori universali della famiglia.

La seconda famiglia è quella dei Vargas, peruviani residenti a Milano. Alessia, figlia unica, è una ragazza chiusa, riservata e viziatissima, alla continua ricerca di se stessa, divisa fra le sue origini sudamericane e la sua vita milanese. Anche per questo è entrata a far parte di un famoso gruppo di danza tradizionale, i Caporales, che arricchiranno la sua festa con balli scatenati e ritmi ancestrali.
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ugg milano negozi Puntata 6 aprile 2017

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Uomini e Donne Puntata 6 aprile 2017 AnticipazioniNella puntata che andrà in onda oggi, che sarà dedicata al Trono Over, vedremo Sossio che dichiarerà di essere uscito con Lisa, con cui c’è stato anche un bacio.

Le cose tra Maria Rosa e Vanni, invece, non vanno bene perché lei ha intenzione di conoscere altre persone.

Uomini e Donne Dove vederloLa puntata di oggi pomeriggio di Uomini e Donne andrà in onda su Canale 5 e su Canale 5 HD a partire dalle ore 14:45.

La puntata intera sarà visibile anche in streaming sul sito ufficiale di Mediaset, dove sarà possibile rivederla anche una volta terminata la messa in onda.

Altri contenuti riguardanti il programma, invece,
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sono disponibili sul sito Witty Tv.

Uomini e Donne Second ScreenUomini e Donne è anche sul web con il sito ufficiale del programma.

Su Facebook, invece, possiamo trovare la pagina ufficiale del programma.

Su Twitter, infine, l’hashtag ufficiale con il quale è possibile commentare la puntata e i suoi protagonisti è il seguente: uominiedonne.

Per chi vuole seguire la puntata in liveblogging, invece, il consueto appuntamento è su Gossipblog, magazine di Blogo,
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sempre a partire dalle ore 14:45.

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Al netto della discussione sulla liceità di intervistare un omicida (chi scrive è convinto che in tv tutte le storie possano essere raccontate e che tutte le persone siano intervistabili, a maggior ragione se queste hanno saldato i conti con la giustizia) e sulla bontà dell’operazione mediatica (colpisce la ripetuta citazione del libro, già in apertura di puntata, e resta la domanda ‘Maso ha percepito un cachet?’), il dato che più di tutti emerge dall’intervista di Maurizio Costanzo a Pietro Maso è l’inconsistenza della stessa.

Dopo un’ora di programma cosa è rimasto negli occhi degli spettatori se non l’abbronzatura dell’intervistato (la prima domanda di Costanzo si è concentrata proprio su questo aspetto) e le sue imperdibili scarpe realizzate ad personam? Poco e niente.

Con fare ecumenico, Costanzo incalza Maso, travestendosi da confessore. All’inizio lo invita a lasciarsi andare, a mostrare la sofferenza che l’intervistato sostiene di provare ma non riuscire ad esternare, poi rallenta, precisa di voler ascoltare senza giudicare, lo sprona a smetterla con la droga, rinuncia alle risposte, si arrende agli interminabili silenzi del suo ospite.

Maso appare impassibile, si lascia andare alle lacrime soltanto quando un servizio ricorda la fine della sua storia d’amore con Stefania. E di certo il sentimento di pentimento per l’uccisione dei suoi genitori non emerge mai, come lo stesso Costanzo sottolinea.

La forza de L’intervista resta nella capacità di Costanzo di entrare in empatia con l’ospite e nella tensione emotiva che, al netto di alcune scelte di regia che lasciano perplessi (le inquadrature dal basso, per esempio), i filmati e la scenografia contribuiscono a rendere intima e a mantenere sempre viva.

Maurizio Costanzo inaugura stasera, 5 ottobre 2017, il nuovo ciclo (il terzo) de L’Intervista, in onda in seconda serata su Canale 5 alle ore 23.20.

Il format prevede che intervistato e intervistatore si ritrovino soli nella “scatola”, una stanza quadrata in cui si instaura una conversazione intima e sincera, attraverso video evocativi che vengono proiettati sulle pareti che li circondano, si ripercorrono i momenti più toccanti della vita dell’ospite.

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Il protagonista della prima intervista faccia a faccia della stagione è Pietro Maso, veronese che, dopo una lunga detenzione, da libero cittadino per la prima volta parla in tv di uno dei più clamorosi casi di omicidio a sfondo familiare della cronaca italiana dove persero la vita i suoi genitori.
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ugg torino Puntata 2 settembre 2014

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23.16 Emiliano: “In Italia non si può giocare al tiro al bersaglio, non è corretto. Soprattutto in questo momento”. Blasoni: “Se il Presidente del Consiglio annuncia una riforma al mese si generano aspettative, è inevitabile”.

23.12 Massimo Blasoni, imprenditore del Nord est, in studio. Che ha comprato una pagina di un quotidiano per dire che il Pil tornerà ai livelli del 2008 quando Renzi avrà 67 anni.

23.10 Menichini: “L’opinione pubblica crede che l’Italia sia divisa tra uno che ci sta provando e chi mette i bastoni tra le ruote”.

23.05 Salvini: “Al posto di Renzi avrei chiesto il commissario europeo all’agricoltura. I pomodori sicliani non vengono venduti per colpa del Pd che ha votato per togliere i dazi alla frutta e alla verdura in arrivo dal Marocco”.

23.00 In un servizio il caso dei pomodori pachino.

22.58 Un commerciante che vende scarpe femminili: “I saldi sono andati bene, la stagione ordinaria no”.

22.55 Nuovo collegamento da Montecitorio: un ristoratore lamenta di vivere la più grossa crisi di settore degli ultimi 50 anni.

22.47 Emiliano racconta la storia degli abitanti di Ceglie e di Carbonara, due frazioni di Bari, che non vogliono farsi seppellire nell’altrui territorio.

22.45 La storia del sindaco di Montecarlo, in provincia di Lucca, che spazza le strade e tappa le buche.

22.44 Salvini ricorda i 90 miliardi di euro condonati ai concessionari delle slot machines.

22.41 Le società partecipate dagli enti locali in Italia.

22.38 In un servizio il caso dei casinò municipalizzati o partecipati dallo Stato in rosso.

22.35 Travaglio parla della “minchiata supersonica della riforma del Senato”.

22.31 Secondo Emiliano,
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Renzi dalla conferenza stampa di ieri ha adottato uno stile più moderato.

22.30 D’Agostino cita il caso della nomina del comandante dei vigili urbani di Firenze e direttore generale di Palazzo Vecchio, Antonella Manzione, 50 anni, alla guida del dipartimento Affari giuridici e legislativi di Palazzo Chigi.

22.26 Trefiletti: “Bisogna fare un piano di emergenza e investimenti”.

22.25 Salvini chiarisce: “Il problema è far lavorare la gente. Anche se i prezzi diminuiscono, se io porto zero euro a casa non mi cambia niente. L’euro è una moneta sbagliata, dobbiamo tornare a monete più vicine alla nostra economia. L’Europa e l’Italia devono adottare i dazi”.

22.21 In un servizio le priorità delle famiglie italiane.

22.17 Emiliano: “Renzi in qualche caso esagera in ottimismo, ma in questo momento chiunque faccia il Presidente del Consiglio dopo 6 mesi meriti considerazione”.

22.16 Travaglio insiste: “In queste conferenze non si fanno vedere testi. Solo annunci. mancanza di serietà”.

22.14 Travaglio: “Renzi ieri ha presentato un sito. Mentre diceva ‘basta annunci’, faceva altri annunci”.

22.12 Travaglio: “Gli 80 euro? Obbligatorio farlo, se no si perdevano le elezioni. Comunque sono arrivati”.

22.09 D’Agostino: “Renzi è bollito. Non arriva a Natale”. Collegamento da Piazza Montecitorio, con la Margonari ci sono alcuni commercianti romani.

22.07 Salvini: “Renzi parla e promette troppo”. Emiliano: “Il primo governo che ha tagliato le tasse 10 miliardi è quello di Renzi”. Salvini: ” una truffa”.
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Guide seleziona genereNon si capisce come mai noi italiani siamo sempre pronti a lamentarci e a parlare della crisi. Ci piace crogiolarci nel nostro immobilismo e non diamo mai spazio alle storie di successo. Rappresentano la nuova Italia e oltre ad essere un nostro vanto ne generano altre. Perchè è infatti parlando di chi “ce l’ha fatta” che si crea energia positiva per altri successi.

E cosi è perChiara Ferragni, in Italia non è conosciuta come dovrebbe, mentre all’estero viene osannata.

Chiara, classe 1987, è lafashion blogger per eccellenza o per lo meno così ha incominciato, ora è molto di più. Quest’anno la sua società punta a raggiungerei 4 milioni di fatturato. Niente male per una ventisettenne.

incominciato tutto un po’ per caso pubblicando foto sui social network, specialmente su Flickr. “La cosa funzionava: per ogni mia immagine. Ricevevo commenti econtinuifeedback. Il 12 ottobre del 2009, ho allora aperto uno spazio mio sul Web una sorta di casa dove le persone potessero entrare, conoscermi, andare e tornare” racconta Chiara a L’Espresso.

E così è nato il suo blogThe Blonde Saladche da subito ha avuto un grande successo: “Incredibile continua Chiara ogni giorno avevo più di 15 mila visitatori. A Febbraio 2010, per la Fashion Week di Milano, ho iniziato a ricevere i primi inviti alle sfilate. Sono usciti articoli su di me e Chiambretti mi ha invitata alla sua trasmissione. E boom! Da lì è stato un susseguirsi di cose”.

Le fashion blogger sono un fenomeno oramai imprescindibile del mondo della moda. Hanno ribaltato i meccanismi: ora sono loro a dettare i nuovi trend, sono loro le protagoniste delle copertine e sono ancora loro che vengono chiamate dalle maison più importanti per indossare capi o addirittura disegnare capsule collection.

Chiara Ferragniin poco tempo è diventata unadelle fashion blogger più richieste al mondo.

Insieme al suo ex fidanzato ha fondato una società, laTbs Crew, in cui lavorano 12 persone, tutte sotto i 30 anni. Oltre al blog, Chiara ad oggi è direttrice creativa di molti brand importanti e ha già collaborato conSuperga,Tod’s, Yamamay, Disneye ultimamente conItalian Indipendentil marchio di occhiali di Lapo Elkann.

“Con la mia società pensiamo a progetti che possano avvicinare le aziende al pubblico. Per loro costruiamo storie fotografiche e sviluppiamo contenuti digitali. Non sono reportage giornalistici, né cartelle stampa e neppure campagne pubblicitarie: è un po’ tutto insieme e comunque funziona.” ha sottolineato Chiara.

Inoltrela bella Blonde Salad, perchè non dimentichiamocelo è molto carina e questo certo aiuta, ha da poco lanciato laChiara Ferragni Collection,una linea di scarpe, tutta Made in Italy. “Sta andando molto bene, abbiamo venduto più di 14 mila paia, in oltre 300 negozi” senza contare l’ecommerce.

La sede diTbs Crewè a Milano e Chiara, viaggiatrice instancabile, rimane comunque molto legata al capoluogo lombardo e al Made in Italy.

Spesso succede agli italiani che vivono all’estero, diventano consapevoli e critici sulla situazione nostrana ma allo stesso tempo incredibilmente nostalgici e legati al vecchio stivale; essendo il nostro un paese che, nonstante faccia di tutto per allontanare le proprie eccellenze le mantiene legate da una corda strettisima.
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Negozi fisici e shop online sono sempre più complementari nelle abitudini di acquisto e continuano ad aumentare le persone che praticano lo showrooming e cioè la ricerca in negozio per poi effettuare l’acquisto online. Si preferisce vedere e toccare con mano i prodotti prima di acquistare e ormai tutti sanno che spesso online è possibile trovare lo stesso prodotto ad un prezzo inferiore.

Una sorta di nuova moda che se in passato non portava alcun problema, ora che ormai tutti possiedono un computer o uno smartphone per andare su internet, la cosa è diventata più veloce e ampia.

Il negozio tradizionale, si trova quindi a svolgere sempre più spesso un ruolo che poi favorisce i suoi concorrenti magari in un’altra nazione. Tutto questo ha iniziato ad impensierire i commercianti. Se alcuni, al momento subiscono la moda, altri invece cercano di stare al passo con i tempi. il caso del punto vendita Cadin Sport che si trova in via Palermo, il negozio che offre prodotti sportivi tecnici specializzato dalle calzature all’abbigliamento e altri accessori per vari tipi di sport.

La decisione da parte dei titolari del punto vendita è stata quella di esporre la merce con una doppia etichetta in cui viene fatto conoscere il prezzo di listino e quello del web. Accanto a questi viene messo il costo prova di 10 euro. Chi decide di provare un paio di scarpe tecniche, chiedendo una consulenza sulla qualità e sulle specifiche del prodotto, e alla fine decide di non acquistarle subito, paga 10 euro di consulenza.

Gli viene rilasciato una sorta di buono che varrà 30 giorni entro i quali potrà tornare in negozio a prendersi le scarpe a costo web senza pagare nulla di più.

Questo sistema ci ha spiegato Giorgio Cadin lo si trova già in alcuni negozi in Alto Adige. Io non l’ho copiato ma lo abbiamo adottato perché avevamo l’esigenza di tamponare un’emergenza. Nel senso che noi purtroppo avendo un prodotto codificato e ben raggiungibile e indentificato come le scarpe tecniche, abbiamo fatto il calcolo che ormai un atleta su cinque, soprattutto di basket o di volley, veniva, provava, ascoltava un nostro parere tecnico e faceva tutte le domande che voleva. Poi scattava una foto alla scarpa o all’etichetta con la scusa magari di mostrarlo ad un amico o alla fidanzata e la scarpa veniva infine acquistata sul web.

GIUSTO O SBAGLIATO? VOTA IL NOSTRO SONDAGGIO

Un comportamento, questo, che negli ultimi tempi è aumento e, ci dicono i responsabili di Cadin Sport, era diventato troppo frequente. Mettiamo a disposizione hanno spiegato i responsabili di Cadin la nostra esperienza e la nostra competenza. Consigliamo, se richiesto, il modello più adatto in relazione a diverse specificità dell’atleta oltre la possibilità di toccare con mano le calzature. Tutto questo con un minimo contributo di 10 euro per fare poi il miglior acquisto. In caso dell’acquisto successivo della calzatura nel nostro negozio, presentando il buono del contributo entro 30 giorni, si potrà acquistare la calzatura a prezzo web store.

IN TRENTINO SIAMO MOLTO INDIETRO

Il commercio via internet non è il futuro, ma è un presente ormai consolidato. Mauro Paissan, vice presidente di Confesercenti del Trentino, sulla questione negozi fisici e online ha le idee chiare. La concorrenza,
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anche a Trento, non è dell’attività commerciale che apre vicino alla propria, ma si chiama Zalando o Amazon.

Paissan, come si contrastano questi colossi online?

Si tratta di fenomeni che non possono essere contrastati, sarebbe anacronistico. Bisogna adeguarsi e capire come poter continuare a fare la propria parte, quali sono i punti di forza del negozio fisico che bisogna promuovere. Non serve allarmarsi, ma bisogna rimboccarsi le maniche e muoversi.

Qual è una possibile soluzione?

Il modello futuro, secondo me, è riorganizzarsi con un sistema ibrido, misto: ovvero avere delle vetrine virtuali accanto al negozio. Questa integrazione non è una soluzione, ma un passo da fare. Diciamo che la relazione a quattr’occhi con il cliente va completata con quella digitale. Zalando non può sfruttare la forza del rapporto diretto. E, per fare un esempio, quando un cliente è seduto in un negozio di scarpe con addosso una paio di prova, non bisogna farselo scappare: per dieci euro di differenza non scapperà se la varietà dell’offerta, la spiegazione, la competenza, la gentilezza riusciranno a essere efficaci.

Quanto conta il prezzo? Online si trova praticamente tutto a costi minori rispetto al negozio. E spesso con più varietà di scelta.

Molti scelgono per il prezzo, ma non credo sia l’unica discriminante. Diciamo che si compra anche per il prezzo.

Qual è il livello di consapevolezza del cambiamento in Trentino?

Pare strano, visto che il nostro territorio è sempre avanti in tantissimi aspetti rispetto all’Italia, ma direi che siamo molto indietro per quanto riguarda il tasso di alfabetizzazione digitale. Non siamo al passo con il mercato. I numeri dicono che a livello nazionale siamo in fondo alla classifica delle imprese che commerciano via internet: nel 2016 saranno quasi 16 mila in Italia (165% in più rispetto al 2009) e da noi sono circa 250.

Se il tasso è basso tra i commercianti, forse la loro salvezza è che lo sia anche tra i cittadini. Mi spiego: la fortuna è che tanti non conoscono le possibilità che ci sono online e per questo i negozi sopravvivono. Può essere vero?

Senza dubbio, verissimo. Ci sono in campo tre generazioni: diciamo che nonni e genitori, le persone dai 50 in su, mantengono determinate abitudini di acquisto. Ma tra non molto tempo subentreranno altre generazioni: un ragazzino che oggi ha dieci o quindici anni dove comprerà il telefonino, i jeans o le scarpe? Diciamo che se la nostra categoria vuole restare competitiva sul mercato deve sfruttare il tempo che manca per il cambio generazionale.

I primi effetti, però,
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si vedono: comprare un disco o un cd in città è sostanzialmente impossibile visto che i negozi di musica sono tutti chiusi. Colpa di Amazon?

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In seguito allalettera di licenziamento recapitata un anno fa alla deludente Fox, al Gruppo Volkswagen mancava quell’utilitaria che rendesse di nuovo accessibile la soglia d’ingresso alla propria omnicomprensiva offerta. Un modello, insomma, che giustificasse quel titolo di “Auto del Popolo” che da qualche tempo, per la verità, aveva smarrito il proprio diritto a essere ancora francobollato al muso di automobili tutto, fuorché popolari. Arrivata la up!, finalmente il listino di Wolfsburg è dunque tornato ad espandersi verso il basso anche se, come vedremo, non proprio così in basso , ad inglobare cioè una citycar adatta anche a neopatentati, pensionati, donne e in generale alla fascia debole della domanda. Prima di affrontare qualsiasi materia tecnica o ideologica, ci leviamo il dente e trascriviamo questo benedetto prezzo: il conto è dai 10.150 euro a salire (1.0 take up 60 CV 3 porte), e fin qui nulla da eccepire. Per dirne una, tuttavia, al lordo degli accessori a richiesta l’esemplare tra le nostre mani 1.0 high up 75 CV 3 porte costa 13.275 euro, una cifra cioè sufficiente per permettersi di scegliere tra diverse alternative (Chevrolet Aveo, Fiat Punto, Ford Fiesta, Honda Jazz, etc.) del segmento superiore, il B. Quindi: Ford Ka, Renault Twingo o Aygo/C1/107 per una miglior “ratio” prezzo/esperienza. Se invece per cultura, esperienza o scaramanzia non potete fare a meno di orientarvi verso lo scaffale della merce tedesca (trascurando l’origine autentica del prodotto, che è lo stabilimento slovacco di Bratislava), allora la up! firmato l’assegno con una mano sul cuore non vi deluderà. Sotto alcun aspetto.

A denti stretti

Andiamo incontro alla nostra mini Volkswagen bianco pastello come fossimo amanti al primo appuntamento. Lei ci sorride a stento: i genitori l’hanno privata della mascherina della quale ormai, a occhio, si fregia ogni auto di questo mondo, motivi estetico commerciali ancor prima che di natura termodinamica. Un 3 cilindri da 1.000 cc scarsi sopravvive in ogni caso anche senza prese d’aria, lo stesso dicasi per il modulo elettrico che dovrebbe trovare posto sotto al cofano in un futuro non troppo remoto. La up! insomma tiene la bocca cucita e in piena epidemia da logorrea,
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dell’uomo e della macchina, non è detto che non sia un bene. Il suo musino è pulito, minutino, eppure esprime carattere. Fanali piccoli come occhialini da intellettuale e, per “narici”, la V e la W del logo Volkswagen, sigillo di garanzia tirato a lucido con una mano di cromo. Il look della baby Golf nasconde dopotutto la classe di un genio come Walter de’ Silva, responsabile design del Gruppo. La fiancata è a sua volta essenziale eppure per niente anonima: risiederà forse, il segreto, nella gestione degli angoli tra montanti e cristalli, o nel rapporto tra superfici vetrate (ampie) e porzioni di lamiera, esse stesse lisce e vaste ad incorniciare la up! come i bordi di un iPhone.

Wolfsburg o Cupertino?

Ecco, sin dall’esterno la “nana” tedesca ricorda proprio un oggetto hi tech di culto come uno qualsiasi pescato dalla celeberrima gamma Apple. L’intuizione si plasma all’apparire del lato posteriore, un guscio del quale il portellone dal triplice strato il più esposto dei quali è in vetro trasparente e corre dal tetto al bordo inferiore copre il ruolo di richiamare l’attenzione. Anche i gruppi ottici verticali e dai contorni retti, a ben guardare, non trovano nel mercato un parallelo diretto. Proprio così, l’aspetto vagamente scatoliforme della up! risulta più sensuale ed invitante di tanti altri esercizi di arte moderna che tuttavia il nostro occhio pigro non accetta così facilmente. Prima di aprire la portiera, si sposti la vista sulle ruote: misura minima 14″, massima 16″, ma l’effetto è quello di “scarpe” di taglia maggiore. Merito della copertura a “specchio circolare” che una volta tanto cancella dal quadro i soliti cerchi in lega, fuori luogo per un’auto da città.

A passo di Polo

il momento di capovolgere la prospettiva: il “clack” che la serratura emette nell’azionare la maniglia non è dei più ovattati, e per qualche istante ci fa temere di dover metter mano alle tabelle e declassare il rating da AAA ad AA+. Fortunatamente si tratta di un falso allarme: gli interni sono spaziosi, curati, allegri. In una parola, li troviamo speciali. Come effetto di un passo della lunghezza di 2,42 metri (solo 5 cm in meno di una Polo), benefit propiziato dalla sistemazione perimetrale delle ruote stesse, lo spazio non manca di certo, specialmente per chi siede in prima fila: al guidatore, in particolare, è riservata la funzione di regolazione in altitudine e longitudine del sedile. Al volante manca la proprietà di scorrimento in profondità: oscilla solo da Nord a Sud. Ciononostante, individuare la corretta posizione di guida è un gioco da ragazzi anche per gli spilungoni,
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che difficilmente litigheranno col tettuccio. Gli alloggi posteriori? Dall’ingresso relativamente agevole, comodamente adatti a due persone.

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Mentre una preside di Darlington, Inghilterra, diventava famosa sul web per aver bacchettato mamme e papà, colpevoli di accompagnare a scuola i figli in pigiama e ciabatte, sulle passerelle della primavera estate 2016 impazzavano i pijama suits.

Cosa sono Stiamo parlando di quei completi di seta che non fanno al caso dei genitori trafelati, ma sono diventati uno dei must di stagione per chi segue la moda. Le varianti sono numerose: c’è la versione minimal di Alexander Wang, e quella Haute Couture di Jean Paul Gaultier, il modello con vestaglia lunga fino ai piedi di Erika Cavallini e il sontuoso floreale di Dolce piacciono Il successo dei completi stile pigiama è un effetto di quella ricerca di relax e informalità nel vestire che nelle ultime stagioni ha portato lo sportswear in passerella e le sneakers ai piedi di tutti nota Anna Maria Curcio, sociologa e presidente dell’Osservatorio sui fenomeni di moda. Conta il fatto che oggi i confini tra pubblico e privato si sono assottigliati. Per fare un esempio pratico, il lavoro da casa è in aumento e azzera in tutti i sensi le distanze tra l’abitazione e la professione.

Perché preferirli alla tuta La carta vincente del pigiama non è solo la comodità: si tratta anche un outfit chic e, volendo, sensuale. Tecnicamente è ancora più casalingo di una tuta,
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ma queste nuove proposte dalle forme scivolate realizzate con tessuti preziosi, garantiscono un look in linea con il trend sensuale dell’underwear a vista nota Elisa Motterle, esperta di vintage e stylist. Ma si tratta di una moda lampo o di uno stle destinato a tornare? In questa versione total look, specchio fedele della camera da letto, probabilmente avrà vita breve, ma i capi confortevoli e glam continueranno a essere gettonatissimi prevede Anna Maria Curcio.

Come portarli Nelle occasioni mondane ok ai completi di seta o di raso da abbinare ai tacchi alti dice Elisa Motterle. Che aggiunge una dritta utile per sperimentare il look senza sembrare appena sollevate dal cuscino: Evita i modelli “over” che ingoffano e scegli quelli con pantaloni alla caviglia e maniche a tre quarti. Per tutti i giorni (sì, anche per accompagnare i figli a scuola), meglio puntare su singoli pezzi. Una giacca kimono, è un’alternativa al blazer. Il top del pigiama diventa una blusa al posto della camicia, i pantaloni sono perfetti con una T shirt. E, al posto delle ciabatte, un bel paio di babbucce.
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