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RICCIONE Smantellata dai carabinieri un’organizzazione criminale composta da 14 nomadi, specializzata in furti in appartamento ed imprese. Luned mattina i Carabinieri della Compagnia di Riccione hanno eseguito, nelle province di Rimini, Ferrara, Ravenna e Alessandria, un’ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere, firmata dal gip Giacomo Gasparini, nei confronti di 14 pluripregiudicati slavi, in Italia senza fissa dimora e precari.

In manette sono finiti Muharem Halilovic, 33enne originario di Prato, residente a Lido Adriano; Sartana Halilovic, 30 anni di Castelfranco Emilia, residente a Faenza; Rasim Halilovic, 47enne di Rovinjsko Selo (Croazia), domiciliato a Riccione; Renato Halilovic, 35enne di Bologna; Oliver Milalevic, croato di 30 anni; Marco Seferovic, 23enne di Prato, domiciliato presso campo nomadi Reda; Sibo Suljevic, 30enne serbo residente a Rimini; Nenad Halilovic, francese di 26 anni, domiciliato Giacciano con Baruchella; Denis Halilovic, 20enne originario di Forlimpopoli, domiciliato a Bologna; Albano Halilovic, bosniaco di 23 anni; Leonardo Halilovic, croato di 25 anni; Alan Halilovic, francese di 25 anni, residente a Rimini; Raffaello Aprili, veronese di 57 anni; Rukija Abazi, slava di 32 anni, residente a Ravenna.

Tutti sono accusati di associazione per delinquere, poich si associavano tra loro allo scopo di commettere pi reati, in particolare quelli di furto, con l’aggravante di essersi associati in pi di dieci persone. Undici dovranno rispondere anche dell’accusa di furto aggravato in relazione a numerosi furti consumati e tentati nelle province di Rimini, Padova, Ravenna e Pesaro. Le misure restrittive sono state applicate ai seguenti nomadi, alcuni dei quali si trovavano gi ristretti in carcere, perch gi tratti in arresto in flagranza di reato dai militari della Compagnia di Riccione in precedenti operazioni.

Le indagini, condotte dai Carabinieri della Compagnia di Riccione, coordinate dal sostituto procuratore del Tribunale di Rimini, Paola Bonetti, avviate nel gennaio del 2009 e durate circa 4 mesi, hanno permesso di smantellare un sodalizio criminale dedito ai furti in aziende ed abitazioni, commessi a partire dal mese di gennaio 2009 nelle Marche, in Emilia Romagna e nel Veneto. Le investigazioni, avviate a seguito di alcuni furti commessi nel riminese, avevano permesso di individuare da subito un gruppo di zingari sospettati di essere i responsabili di quei furti.

Rapidi sviluppi investigativi, ad inizio gennaio, avevano poi consentito di arrestare in flagranza di reato 7 elementi dell’organizzazione criminosa, ad Alfonsine (Ravenna), a seguito di un servizio di pedinamento iniziato nel riminese, dove gli stessi avevano base operativa, e terminato nella zona industriale di Ravenna, ove gli stessi si erano recati in “trasferta” per commettere i furti. In quell’occasione, oltre a recuperare la refurtiva, venivano posti sotto sequestro i telefoni cellulari dei pregiudicati, il cui traffico telefonico stato utile per ricostruire i percorsi delle trasferte criminali.

Le successive indagini (condotte con l’ausilio di attivit tecniche e servizi dinamici sul territorio) hanno consentito di accertare che il gruppo criminale che operava con modalit quasi militari, perfettamente equipaggiati ed addestrati nei fine settimana spediva vere e proprie squadre, composte da 6 o 8 persone che eseguivano sopralluoghi preventivi sulle aree prescelte per la commissione dei furti e successivamente, individuati gli obiettivi pi remunerativi, eseguivano con rapidit l’accesso agli uffici ed alle abitazioni ed altrettanto rapidamente la fuga con refurtiva del valore di centinaia di migliaia di euro.

I malviventi agivano spesso con irruenza, devastando i locali rapinati anche oltre i limiti propri del necessario. Tale comportamento spregiudicato ha consentito in alcune circostanze di raccogliere elementi di prova, come le impronte delle scarpe, che sono risultati importanti elementi di riscontro circa la presenza degli stessi sui luoghi dei furti. Nel corso delle indagini stato accertato anche che l’organizzazione disponeva di un parco veicoli illimitato, basti pensare che due di loro indagati solo per associazione per delinquere e di cui uno di sesso femminile, risultano intestatari rispettivamente di 34 e 205 veicoli, alcuni dei quali utilizzati dal sodalizio per commettere i furti.
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