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Detroit “Non lo so”. Da Detroit, Sergio Marchionne non ha promesso che in Italia si arrivi ad avere una piena occupazione come previsto dal piano industriale al 2018. Ma mentre i sindacati come Fiom hanno interpretato quelle parole come conferma del fatto che gli stabilimenti italiani non sono al centro dell’attenzione di Fiat Chrysler Automobiles, il Ceo del gruppo ha lanciato un altro messaggio ai lavoratori italiani: “L’impegno, come lo abbiamo preso qui [in Usa], lo prendiamo anche in Italia”.

Certo. Un contesto molto più favorevole in Usa, merito della “scelta intelligente” di approvare la maggiore riforma fiscale dal 1986, ha portato Fca ad annunciare un altro miliardo di dollari di investimenti in Michigan e un bonus speciale da 2.000 dollari per i circa 60.000 dipendenti Usa. Ciò ha portato a 10 miliardi di dollari gli investimenti fatti nelle attività manifatturiere su suolo americano dal 2009. In Italia non è mai stata data una cifra cumulativa ma gli investimenti non sono mancati. Il top manager italo canadese, infatti, sembra convinto che “se gestito bene, questo tipo di futuro [quello che si vede in America] arriverà anche in Italia”. Marchionne vuole solo che gli sia dato “il tempo per farlo”: “Fateci lavorare”.

La strategia di Fca passa attraverso i marchi premium e le vetture che garantiscono più margini come gli Suv. Non a caso il Ceo giudica “possibile” la produzione di una nuova Jeep in Italia. Magari di un Renegade più piccolo? “Dobbiamo completare lo sviluppo di Alfa Romeo e Maserati, è un atto dovuto, fa parte del piano”. Parlando a margine del Salone dell’auto di Detroit, il top manager italo canadese ha spiegato che “gli investimenti stanno già prendendo piede adesso per lo sviluppo della gamma”. E ha ribadito che “se dovessimo riempire completamente la gamma Alfa e Maserati, riempio tutti gli stabilimenti. E’ più intelligente fare quello che il resto. Le piattaforme sono già stabilite. C’è tanto lavoro da fare. La cosa importante è avere le idee chiare su cosa costruire d’ora in poi”. Fca sembra averle, come dimostrato anche dal lancio al salone dell’auto di Detroit di un nuovo Ram 1500 e di una nuova Cherokee (nei concessionari europei da settembre). E come dimostrato dalla “giusta aspirazione” così l’ha definita il responsabile del marchio Jeep, Mike Manley di arrivare al punto in cui un Suv su cinque è Fca.

Dopo un 2017 con vendite di Jeep che hanno sfiorato quota 1,4 milioni di unità, meno di 1,41 milioni del 2016 anno che aveva rappresentato il quinto anno di fila da record Manley è sembrato convinto di continuare a fare meglio: “Non sento la pressione dei competitor, siamo gli unici con tutti questi segmenti di Suv”.

Manley responsabile anche del marchio Ram non sembra sentirsi nemmeno sotto pressione in vista di una sua possibile successione a Marchionne, che secondo Robert Streda, dell’agenzia di rating Dbrs, è un manager di tale successo “che le sue scarpe saranno grandi da riempire”. Per Manley, il Ceo “è stato chiaro sul processo. di Fca aveva spiegato che prima ci sarà la presentazione alla comunità finanziaria del nuovo piano industriale, prevista il primo giugno a Balocco per segnare l’anniversario dell’arrivo di Marchionne al vertice dell’ex Fiat in quel giorno del 2004. Insomma, per dirla con Marchionne, Fca “sta decollando” grazie a Jeep, Ram e ai marchi premium. E lo fa senza più aspettare il “famigerato matrimonio” che nel 2015 Marchionne aveva cercato di siglare. Quello che non sembra destinato a decollare è un nuovo endorsement di Marchionne per Matteo Renzi in vista delle elezioni del 4 marzo: “Mi è sempre piaciuto come persona, quello che [gli] è successo non lo capisco. Quel Renzi che appoggiavo io non l’ho più visto da un po’”.

Le scelte di Donald Trump da sempre dividono in due gli schieramenti politici americani ma per una volta è il partito del presidente Usa ad andare contro di lui. Ai repubblicani non piace la decisione di imporre tariffe del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio, che verrà annunciata la settimana prossima. Alcuni democratici abituati a ostacolare il miliardario di New York sin da quando ha messo piede alla Casa Bianca per una volta hanno invece apprezzato. La reazione divergente dei due partiti che si accompagna a una Casa Bianca spaccata in due e a Wall Street che teme guerre commerciali c’è stata all’indomani dell’apertura dimostrata da Trump a provvedimenti legislativi in tema di armi da fuco che per anni sono stati contrastati dalla maggior parte dei repubblicani al Congresso e dalla potente lobby pro armi, la National Rifle Association.

Apple segue l’esempio di JP Morgan, Berkshire Hathaway e Amazon aumentando i suoi sforzi per prendersi cura dei servizi sanitari ai dipendenti. Mentre la partnership annunciata alla fine dello scorso gennaio tra la banca di Jamie Dimon, la conglomerata di Warren Buffett e il colosso del commercio elettronico muove i primi passi con un Ceo che dovrebbe essere in carica entro il prossimo anno, il produttore dell’iPhone in primavera aprirà una serie di cliniche mediche per le persone che lavorano per il gruppo e per le rispettive famiglie.
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