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Stanotte (tra il 5 e il 6 gennaio 2015), rovistando nella memoriadi un mio vecchio computer,ho ritrovato un fileparticolare, risalente al 2008: unarecensione della mia corposa antologia personale di raccontiL del futuro (655 pagine), edita nel 2008 dalla Perseo Libri (ora Elara). La recensione, intitolata Il fascino ignoto di Catani era di Giorgio Saponaro,noto scrittorebarese, che maiaveva prima lettofantascienza emai aveva voluta leggerla; per una serie di circostanzeil testo era rimasto abbandonatoe inedito. Ho pensato di portarlo alla luce ora,anche permotividi cuiscrivo piùavanti, che non riguardano solola mia antologia, ma qualcosa di più. Riporto anzituttonotizie sull della recensione.

Giorgio Saponaro, nato a Bari negli anni è il più noto e importante scrittore pugliese vivente. La sua narrativa, ispirata a quella di Alberto Moravia,è concentrata sull e sullavita quotidiana, della quale sa cogliere i dettagli, le meraviglie, le stranezze, le casualità, le contraddizioni, il dolore, l sempre con un sottofondo di rassegnazione talora leggermente ironica o beffarda che denuncia una visione molto scettica dell La sua sterminata bibliografia comprende più di 100 romanzi e oltre 1000 racconti, nonchéinnumerevoli pagine di critica letteraria, artistica e recensioni, editi solitamente sul quotidiano Gazzetta del Mezzogiorno e su riviste letterarie. Vari anni fa, un suo racconto fu incluso in un più grandi autori italiani del nella pregiata collana mondadoriana Meridiani la recensione). E ne L’essenza del futuro di Vittorio Catani l’ignoto padroneggia. Un libro, questo, che nelle sue 655 pagine racchiude la storia umana dello scrittore. Uno scrittore di fantascienza, oggi in Italia a detta del prefatore Ugo Malaguti tra i massimi del “genere”, un genere in cui l’ignoto ripeto fa da padrone assoluto. Ho sfogliatoil mastodontico volume e allora, come in un cielo corrucciato, si è spalancato l’ignoto ed è apparso il sole della conoscenza, attraverso la scrittura di questo straordinario autore che mi ha sedotto con le sue parole pregne di significato. Ho cominciato a capire, poi ho compreso, infine la luce del suo dire mi ha illuminato. Finalmente ho capito cosa racchiude, cosa rappresenta, cosa vuol significare la che finora a me sconosciuta mi annoiava, o meglio non m’interessava. Ho capito così che io sono rimasto indietro mentre il mondo è andato, va avanti, a grandi inarrestabili passi. Certamente un glossario sulle parole tantissime per me nuove, mi avrebbe aiutato. Ma queste stesse parole termini specifici mi hanno aiutato a comprendere che proprio nel mistero dell’ignoto si solidifica la grandezza della fantascienza. Certamente ciò che più mi ha affascinato nella mia lettura disorganica ma forse proprio per questo seduttiva, è che il fondale che fa da contenitore alle storie stesse è la Puglia, con scorci questa volta sì, riconoscibilissimi. Bari, Brindisi, la terra in cui Catani vive e in cui il lettore almeno io mi ritrovo. Luoghi ben determinati nella loro struttura naturale:il mare, la campagna, le città, i paesi e tutto quanto, danno una determinatezza alle storie qui raccontate magistralmente.

Forse il segreto della narrativa di Vittorio Catani è proprio in questo: dove si riconosce il riconoscibile e si ignora totalmente l’inconoscibile, il segreto, appuntol’ignoto. E cosa è più sconosciuto della vita stessa di noi tutti. A questo punto devo per forza di cose usare la parola che con immediatezza m’è venuta leggendo queste storie: Vittorio Catani è geniale. Da questo, il suo essere di poche parole, e amante più della musica che di altre arti. La musica che lo sostiene, che dà il “la” alla sua produzione narrativa. Per esempio il sesso materia a me molto congeniale che deve essere allegro, spiritoso,assolutamente non drammatico, e di cui nel racconto I Penetranti l’autore presenta un’esatta descrizione fisica, metafisica, reale: cioè sognata, immaginata da ogni uomo che vive su questa terra. Nulla di pornografico, assolutamente, poiché la presenza dell’arte dà giusta connotazione al tutto. E’ come se Catani si specchiasse nella vita sua e degli altri tutti gli altri che gli sono intorno. Prende dalla vita e dà alla fantascienza, che lo possiede, facendolo viaggiare lontano con il suo mondo verofalso, onirico, fantasticato, ma che diventa ogni giorno più vicino. La partitura del suo narrare si fa così modello della musica ascoltata, dove il suo personale languore, il timore, la sofferenza, diventano proprietà esclusiva della sua naturale scrittura di autore di fantascienza. Oggi probabilmente il più bravo di tutti.

Qui termina il testo di Giorgio, che si presta a qualche commento. Anzitutto, vi riconoscoun entusiasmo che a volte diventa enfasi, ma tant questo è lo scrittore. Da notare che Saponaro non ha usato neanche una parola specifica della e perla fantascienza (non poteva ovviamenteusarla, essendosi egli stesso dichiarato nel campo, anchedel gergo: glossario mi avrebbe aiutato néha fatto paragoni con altri autori; non ha discusso sui temi, non ha dato suggerimenti tecnici,
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e della quarantina di storie contenute nel volumeha voluto richiamarne una sola, I Penetranti. Ma non per chiedermi ad esempio come è plausibile che sia viva una poltiglia liquida scintillante. O quale sia il significato della parola invece da scrittore mainstream colto inmodo più ampio il senso della narrazione, sottolineandoche mistero dell’ignoto sene la grandezza e è più sconosciuto della vita stessa di noi tutti Ha riconosciutovalori puramenteletterariin questa narrativa, le metafore che si celano nelleimmagini,nelle situazioni descritte (roba che talora non coglie lo stesso autore). ho capito cosa racchiude confida, rappresenta, cosa vuol significare la fantascienza non poteva essere più chiaro.

Da parte mia sono ovviamente lieto per tutto questo, ma ciò che più mi soddisfa è aver constatato che è possibile fare apprezzare la benedetta fantascienza,magarianche ai solitamente reticenti per principio o vanagloriosi scrittori mainstream: per fare questo è sufficiente far leggere il libro adatto (ce ne sono molti). Magariquesti lettori continueranno a trascurare la sf, ma la loro opinione negativa sarà messa in crisi. E un enorme passo avanti. Che prima o poi potrà portare al secondo.

Sabato 22 alle ore 18,30, Vittorio Catani tratterà il tema “Musica e fantascienza”: un binomio insolito, ma che ha prodotto capolavori. Esiste una narrativa di racconti e romanzi di fantascienza che narrano di poteri esignificati nascosti della musica, o di musicisti straordinari, ed esiste una musica che accompagna eventi eccezionali del futuro: colonne musicali di famosi film di fantascienza, di serie televisive; canzoni di David Bowie, dei Rolling Stones, degli Yes, delle Orme e di tantissimi altri che operarono nell’ambito della musica rock negli anni ’60/70; e balletti dell’Ottocento, opere liriche, brani sinfonici e pianistici, musica elettronica, musica di compositori futuristi. Canzoni fantascientifiche italiane (dai Gufi fino a Peppino di Capri!), musiche prodotte da macchine. Esiste la pitagorica Musica delle Sfere? E poi suoni generati dal moto dei pianeti, addirittura dal Big Bang Una rassegna che offre l’ascolto di alcuni esempi, tratti da un settore in gran parte sconosciuto ma vastissimo e ricco di sorprese.[L’intero testo chesegue è la “quarta”di copertina] Con questa tesi di laurea (triennale, Scienza dell e della Formazione) Daniela Roberto traccia un ampio e dettagliato panorama della narrativa di fantascienza di Vittorio Catani, stimato tra i maggiori esponenti italiani di questo genere letterario. L presenta scrittore e argomenti in una progressione di pagine quasi narrative, ricche di idee, eventi, tematiche, raffronti, titoli,presentando un effervescente universo di creatività speculativa tipico della fantascienza, spesso poco o mal conosciuto. [Volume di 83 pagine, con 57 illustrazioni a colori e in b/n].

Daniela Roberto è nata nel 1982 a Noci (Bari), dove risiede, lavora, e studia per una seconda laurea. Questa tesi è nata un po per caso, su suggerimento del docente,e ha inattesamente aperto all la porta su un mondo sconosciuto nel qualeè entrata con crescente apprezzamento ed entusiasmo. La guerra. La guerra è bella. La guerra è Santa. W la guerra!

La guerra è l’igiene del mondo. La guerra è pace, scriveva Orwell. Si vis pacem para bellum: se vuoi la pace, prepara la guerra. La guerra va incontro a tutte le esigenze, anche quelle pacifiche. La guerra è il sistema più sbrigativo per trasmettere una cultura. Dio,com la guerra con i suoi canti e i suoi lunghi ozi. L’uomo è guerra. Il XXI secolo lo è. Come non capitolare al fascino apocalittico della guerra, specie oggi, nel 2035?

Abbiamo armi che sono gioielli meravigliosi capaci di distruggere interi pianeti, interi sistemi solari, forse anche intere galassie, magari l’intero universo. Abbiamo uomini geneticamente potenziati, capaci di sopravvivere ai colpi più forti, ai proiettili più penetranti, ai gas più velenosi, alle temperature più alte, alle radiazioni più letali, agli squartamenti più feroci. Non basta: ha detto che se gli va una mosca in un occhio lui non sente niente, anzi la mosca muore fulminata. Poi gli hanno cambiato una gamba vera con una elettronica per via di una paralisi, le due mani perché le aveva infilate nell’ultraforno di casa senza accorgersi che era acceso a 2000 gradi, il fegato perché gli è venuta l’epatite D per le cozze crude, il cuore perché da un momento all’altro gli scoppiava (per colpa nostra, dice lui), un polmone perché l’aveva arrostito con un secolo di Marlboro, e altre frattaglie. Insomma lui dice che ora è proprio “un uomo di ferro” e non per niente si chiama Ferruccio.

La leggenda della invisibile città di Kitezh e della fanciulla Fevronia, Sheherazade, La Grande Pasqua Russa, Nelle steppe dell’Asia Centrale, Il principe Igor, Danze polovesiane, Boris Godunov, Quadri d’una esposizione, Islamey, La fiaba dello Zar Saltan”: sono i titoli tra i più famosi delle composizioni (orchestrali, da camera, teatrali) che in Russia, nella seconda metà dell’Ottocento,
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accompagnarono la straordinaria esplosione creativa del “Gruppo”.